Spartathlon DNF 30-09-2016. La prima.

Sono in stanza ad Atene e sto cercando da un po’ le parole più giuste per condividere con tutti voi, da uomo, le mie emozioni ed il mio stato d’animo attuale, ma da atleta anche lo svolgimento della gara in modo “distaccato” ed obiettivo. Come molti di voi già sapranno la mia Spartathlon è terminata dopo circa 90 Km.

Inutile nascondervi che la delusione che sto provando è enorme e che tutti i sacrifici di mesi di preparazione, il tempo che ho sottratto ai miei affetti ed alla mia estate da trentenne, ed anche il sogno che ho accarezzato fino a ieri, bruciano dentro di me in maniera insopportabile, ma sto provando in ogni modo ad essere razionale e convincermi, usando la testa, che per come stavano andando le cose una qualsiasi soluzione alternativa non era possibile. 

Nonostante gli ultimi allenamenti fossero andati molto bene mi sono trovato di fronte ad un clima e ad un percorso gara, con tutti gli annessi e connessi, che definire massacrante sarebbe poco.  Per quanto lo avessi previsto il mio corpo ha notevolmente faticato sotto gli oltre 30 gradi di Atene. 

Quello che personalmente oggi ha ceduto per primo è stato il mio fisico, non la mia testa che è rimasta lucida finoalla fine e che mi ha permesso senza alcuna esitazione di non continuare la gara in quelle condizioni. 

Chi mi conosce sa che a me piace correre ed insegnare sport, sempre col sorriso senza mettere in pericolo ne me in prima persona come runner, ne gli altri come istruttore e personal trainer. Arrivato al check point numero 24 con 4 minuti di ritardo i giudici mi han bloccato, ma prima di loro mi sono bloccato io. Continuare e rischiare in maniera pericolosa sarebbe stato un “suicidio”.
La maturità di un uomo e di un atleta si riconosce anche dal rispetto dei propri limiti psicofisici e dal saper fermarsi quando è necessario. 

Il mio umore è a terra, ma io mi sto riprendendo, sto meglio ora dopo un po’ di riposo e dopo aver scaricato tutta quella tensione che forse e’ stata la ciliegina sulla torta di un percorso di allenamenti cosi’ duro. Proprio per questo voglio approfittarne per dedicare un GRAZIE DI CUORE a tutti coloro che mi sono stati vicini dal primo giorno che io ho cominciato ad inseguire quello che per me era un grande sogno sportivo che molto probabilmente sto solo rimandando. 

In momenti come questi non posso non pensare alla mia famiglia che nonostante viva sempre con ansia i miei ritmi a volte esagerati non mi ha mai trattenuto dall’essere me stesso e realizzarmi come uomo correndo. La mia famiglia è e sarà sempre la mia forza, il porto sicuro in cui rifugiarmi quando la vita proverà a remare contro. 

Ma un enorme grazie va anche al team che mi ha seguito fin qui: Pino e Salvatore, due persone preziose, ma prima di tutto due amici con la A maiuscola, veri, leali, di cuore senza i quali io non sarei neanche qui a scrivervi. Loro sono stati la mia coscienza e la mia spalla in questi giorni ed hanno saputo incoraggiarmi, ma anche farmi riflettere e la mia gratitudine per il tempo che hanno trovato per me è immensa. 

Quando penso a tutti i miei amici runners in Italia che da mesi sono la mia forza “tecnica” e che mi hanno trasmesso enorme carica e calore con il loro supporto, ai miei allievi che hanno vissuto intensamente da stamattina la gara peggio di una Olimpiade e che sono sempre stati carini e presenti e ai centri sportivi per i quali lavoro che si fidano della mia professionalità e che mi permettono con grande pazienza anche qualche assenza più lunga, bè quando in una parola sola penso a tutti voi non posso non sorridere sapendo che Spartathon è solo una gara, ma voi tutti siete le mie certezze ed i valori che mi ricordano di quanto io sia fortunato. 

Grazie alla mia Cris che fino all’ultimo ha creduto in me dandomi speranza, non facendomi mancare mai nulla e assecondando ogni cosa affinche’ io potessi allenarmi felice e spensierato. Ed infine un ultimo pensiero lo voglio dedicare al Team Italia incontrato qui ad Atene, uomini di enorme valore morale che in questi pochi giorni sono stati esempio di generosità, lealtà, determinazione e forza. Io non sarò arrivato a baciare il piede di Leonida ma sento, comunque, che questa esperienza mi ha permesso di rendermi conto di quanto amore e sincerità di affetti mi circonda ed è questa consapevolezza che torna con me in Italia, nella mia valigia, come il premio più bello. 

Molto probabilmente l’anno prossimo ritenterò la Spartathlon e considero la sfida più che aperta, ma ora la Grecia me la lascio alle spalle è tempo di guardare avanti perché so che per una gara andata male cento altre mi aspettano per gioire insieme.

Grazie.

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